Come lavoriamo, passo per passo
Ogni pezzo che esce su Yet Notizie attraversa una filiera precisa. Qui trovi l'ordine delle fasi, i tempi indicativi e cosa ci aspettiamo da chi collabora o ci segnala un caso. Nessuna scorciatoia: se un passaggio salta, l'articolo non va in pagina.
Si parte da una mail, una telefonata o un documento che arriva in redazione. In questa fase verifichiamo solo due cose: che il tema riguardi istruzione, università o politiche culturali, e che esista una fonte disposta a parlare. Le segnalazioni anonime vengono lette ma non aprono un fascicolo senza riscontri.
Richiediamo atti, delibere, circolari o statistiche agli enti competenti. È il passaggio più lento e meno visibile, spesso due o tre settimane. Se i numeri non tornano con la segnalazione, il pezzo si ferma qui: non pubblichiamo ricostruzioni basate su una sola versione.
Andiamo sul posto quando il caso lo richiede: scuole, atenei, consigli comunali. Intervistiamo docenti, dirigenti, studenti e famiglie, sempre con nome e ruolo verificati. Le interviste vengono registrate e conservate, anche quando la fonte chiede di restare fuori testo.
Il testo passa tra almeno due redattori. Uno scrive, l'altro ricontrolla ogni dato, citazione e riferimento normativo. In questa fase chiediamo una replica alle parti coinvolte, con un termine congruo per rispondere. Se la replica arriva, la integriamo; se non arriva, lo scriviamo.
Il pezzo esce con data, firma e link ai documenti consultabili. Non chiudiamo il fascicolo: se arrivano nuove informazioni o rettifiche, aggiorniamo l'articolo segnalando la modifica in calce. Chi ci ha segnalato il caso riceve una risposta sull'esito, positiva o negativa che sia.
Come funziona Yet Notizie
Prima di aprire un abbonamento o inviarci una segnalazione, vale la pena capire come lavoriamo. Qui trovi l'ordine delle cose: dalla scelta dei temi alla verifica delle fonti, fino alla pubblicazione e alle correzioni. Nessuna promessa generica, solo quello che facciamo e in quali tempi.
Ogni inchiesta parte da un problema circoscritto: un organico incompleto, un decreto appena entrato in vigore, una sperimentazione regionale. Non raccogliamo materiale "sul mondo della scuola": scegliamo un caso, lo delimitiamo e verifichiamo se regge. Se non regge, non lo pubblichiamo.
Dirigenti scolastici, docenti di ruolo e supplenti, personale ATA, rappresentanti degli studenti. Le interviste si fanno di persona o in videochiamata, con domande inviate in anticipo. I dati ministeriali e regionali vengono confrontati con quanto ci raccontano le scuole, perché le due cose spesso non coincidono.
Un reportage richiede in media tre-sei settimane tra sopralluoghi, riscontri e rilettura. Un approfondimento normativo può chiudersi in dieci giorni se il testo di riferimento è già pubblicato. Quando una storia si allunga oltre il previsto, lo diciamo nella pagina di lavorazione invece di far aspettare senza spiegazioni.
Se dopo la pubblicazione emerge un errore, una cifra sbagliata o una dichiarazione fraintesa, la rettifica compare in fondo all'articolo con data e motivo. Non riscriviamo in silenzio. Chi ci legge deve poter ricostruire cosa è cambiato e perché.
Molte inchieste nascono da una mail di un docente o di un genitore. Leggiamo tutto, ma non possiamo seguire ogni caso: diamo priorità a situazioni documentabili, con nomi, date e riferimenti verificabili. Se la segnalazione non ha questi elementi, proviamo a ricostruirli prima di rispondere.
Per capire su quali temi stiamo lavorando adesso, guarda le linee di inchiesta attive. Se vuoi sapere chi scrive e come è organizzata la redazione, la pagina chi siamo raccoglie il metodo e le responsabilità.
Ogni inchiesta nasce da una segnalazione verificata, non da un comunicato. Qui sotto trovi i passaggi che seguiamo dalla prima telefonata alla pubblicazione, con i tempi e i limiti che ci siamo dati.
Raccogliamo la segnalazione da docenti, dirigenti scolastici, sindacati o studenti. Prima di aprire un fascicolo controlliamo i documenti: delibere degli organi collegiali, circolari ministeriali, atti degli istituti. Se la fonte non è verificabile, la segnalazione resta in archivio e non diventa un pezzo.
Il caporedattore assegna il tema a una firma interna o a un collaboratore con esperienza specifica sul sistema scolastico. Seguono sopralluoghi nelle scuole, interviste ai docenti e richieste di accesso agli atti. Questa fase richiede in media tre settimane, più lunga quando coinvolge più regioni.
Prima di scrivere, sottoponiamo i punti contestati a chi è chiamato in causa: dirigenti, uffici scolastici regionali, ministero. Il diritto di replica è parte della procedura, non una cortesia. Le risposte ricevute entrano nel testo o in una nota separata, anche quando smentiscono la nostra ipotesi iniziale.
Un secondo redattore rilegge il pezzo e ricontrolla ogni numero: monte ore, organici, tassi di immatricolazione, riferimenti normativi. Se un dato non regge, si taglia o si riscrive. Le tabelle e i grafici vengono verificati separatamente dalla fonte che li ha prodotti.
Il pezzo esce con la data di chiusura e l'elenco delle fonti consultate. Quando arrivano rettifiche o nuovi atti, aggiorniamo il testo segnalando la modifica in fondo alla pagina. Le inchieste più lunghe restano aperte per mesi e vengono riprese nei numeri successivi.
Prima di inviare una segnalazione, dai un'occhiata a chi siamo e ai criteri che applichiamo, oppure consulta i casi seguiti dalla redazione.